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Iran, i Guardiani della Rivoluzione: “Il ritiro Usa dall’Iraq è una vittoria storica”

Pubblicato il 1 Ottobre 2026

Immagine di repertorio.

I Guardiani della Rivoluzione iraniani hanno definito una “vittoria storica” il ritiro delle forze statunitensi dall’Iraq. L’uscita del contingente americano dal Paese confinante con l’Iran viene interpretata da Teheran come un risultato significativo sul piano politico e militare.

Le truppe statunitensi erano presenti in Iraq da oltre dieci anni nell’ambito delle operazioni internazionali contro lo Stato Islamico (Isis).

La reazione dei Guardiani della Rivoluzione

In un comunicato, i Guardiani della Rivoluzione hanno collegato il ritiro americano alla volontà dell’Iraq di difendere la propria sovranità.

Secondo quanto dichiarato dall’organizzazione, l’allontanamento delle forze Usa sarebbe il risultato della determinazione della popolazione irachena a preservare la propria indipendenza.

Una lettura che arriva in un momento di forte tensione tra Washington e Teheran.

I rapporti tra Iran e Stati Uniti

I Guardiani della Rivoluzione hanno inoltre ricordato il conflitto in corso tra Iran e Stati Uniti, sostenendo che lo scontro è entrato in una nuova fase dopo gli attacchi contro il territorio iraniano.

Secondo la versione fornita da Teheran, l’attacco americano-israeliano avrebbe contribuito a provocare una nuova escalation in Medio Oriente.

Le tensioni tra Iran, Stati Uniti e Israele restano quindi al centro dello scenario regionale, mentre il ritiro delle forze americane dall’Iraq assume un significato particolarmente rilevante per Teheran.

Il ruolo dell’Iraq nello scenario regionale

La presenza militare americana in Iraq è stata legata per anni alla lotta contro l’Isis e alla sicurezza regionale. Il progressivo ridimensionamento del contingente statunitense rappresenta quindi un cambiamento importante nell’assetto militare del Medio Oriente.

Per i Guardiani della Rivoluzione, tuttavia, il significato dell’operazione va oltre la dimensione militare: il ritiro viene presentato come un’affermazione della sovranità irachena e come un risultato della pressione esercitata contro la presenza americana nella regione.

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