Pubblicato il 27 Marzo 2025
La NASA ha rimosso dal proprio sito ogni riferimento all’obiettivo di portare sulla Luna la prima donna e il primo astronauta nero. Questa decisione è stata presa per adeguarsi alle nuove direttive della Casa Bianca, che hanno ridimensionato le politiche di diversità e inclusione. Tuttavia, l’Agenzia spaziale americana ha precisato che questo cambiamento nel linguaggio non implica modifiche nelle assegnazioni dell’equipaggio.
Una svolta rispetto al passato
Durante il primo mandato di Donald Trump, la NASA aveva annunciato che, nell’ambito del programma Artemis, avrebbe realizzato questi obiettivi ambiziosi, oltre a quello di far atterrare sulla superficie lunare il primo astronauta non statunitense. L’ultimo uomo a camminare sulla Luna è stato Eugene Cernan nel 1972, durante la missione Apollo 17.
Il programma Artemis prevede di riportare gli esseri umani sul nostro satellite con la missione Artemis III, il cui lancio era inizialmente previsto per il 2024 ma che è stato successivamente posticipato al 2026.
Fino al 14 marzo scorso, secondo una schermata salvata da Wayback Machine, sul sito della NASA si poteva leggere: “La NASA farà atterrare sulla Luna la prima donna, la prima persona di colore e il primo astronauta internazionale, utilizzando tecnologie innovative per esplorare una superficie lunare più ampia che mai”. Oggi, questa dichiarazione è stata rimossa.
Cancellata anche la graphic novel sulla prima donna sulla Luna
Oltre alle modifiche sul sito ufficiale, la NASA ha eliminato anche una pagina dedicata alla graphic novel “First Woman”, ispirata alle missioni Artemis e pubblicata nel 2023. Questo progetto raccontava una storia di fantasia sulla prima astronauta donna a mettere piede sulla Luna.
L’amministratore della NASA, Bill Nelson, all’epoca aveva dichiarato: “First Woman incarna la ricca storia di innumerevoli donne che hanno infranto le barriere e continuano a guidare la NASA verso le stelle. La diversità è al centro delle missioni della NASA“. Tuttavia, questa visione sembra ora essere stata accantonata.
Nonostante questi cambiamenti, sul sito dell’agenzia è ancora presente un articolo del 2023 su Artemis III, che conferma che la missione “farà atterrare la prima donna e la prima persona di colore” sulla superficie lunare.
Un adeguamento alle direttive della Casa Bianca
La NASA ha spiegato che queste modifiche sono in linea con un ordine esecutivo firmato da Donald Trump il 20 gennaio, il quale impone la fine dei programmi di diversità, equità e inclusione (DEI) avviati dall’ex presidente Joe Biden. Secondo l’amministrazione Trump, tali programmi sarebbero “illegali, immorali e dispendiosi” e rappresenterebbero una forma di discriminazione.
“La divulgazione pubblica di questi piani ha dimostrato un immenso spreco di fondi pubblici e una discriminazione vergognosa. Gli americani meritano un governo che serva ogni persona con pari dignità e rispetto, impiegando le risorse dei contribuenti per rendere grande l’America”, si legge nel provvedimento firmato dall’ex presidente.
Non solo la NASA: altre istituzioni si adeguano
La NASA non è l’unica a essersi conformata alle nuove direttive. Molte agenzie federali e aziende private, tra cui il gruppo Meta, hanno deciso di eliminare i propri programmi di diversità e inclusione.
Di recente, il Pentagono ha rimosso decine di migliaia di pagine online che evidenziavano il contributo delle persone nere e ispaniche all’esercito americano, oltre a pagine che contenevano termini come “gay” e “femmina”. Tuttavia, alcune di queste informazioni sono state ripristinate dopo forti critiche da parte di membri del Congresso e dell’opinione pubblica.
La decisione della NASA e delle altre istituzioni rappresenta un netto cambio di direzione rispetto alle politiche degli ultimi anni, sollevando interrogativi sul futuro delle iniziative legate alla diversità e all’inclusione nelle missioni spaziali e in altri ambiti governativi.