Pubblicato il 28 Marzo 2025
Un’attesa di oltre due anni per una risonanza magnetica. È quanto ha denunciato Piero Vernile, operaio presso lo stabilimento Acciaierie d’Italia (ex Ilva) di Taranto, dopo essersi recato al Centro Unico di Prenotazione (CUP) per fissare un esame diagnostico. La prima disponibilità? 27 marzo 2027.
“Vi sembra normale? È come dire alle persone: andate altrove e a pagamento. Una vergogna assoluta” ha dichiarato Vernile, raccontando la sua vicenda all’Ansa.
Prenotare un esame oggi: un percorso a ostacoli
Tutto ha inizio con dei dolori persistenti che spingono Vernile a rivolgersi al proprio medico di base. Dopo aver ottenuto la prescrizione per una risonanza magnetica senza contrasto alla rachide cervicale, si reca al CUP per fissare l’appuntamento. La risposta che riceve è sconvolgente: la prima data disponibile per l’esame presso l’ospedale di Castellaneta è nel 2027.
Una realtà che molti italiani conoscono fin troppo bene. I tempi d’attesa della sanità pubblica sono sempre più lunghi e spesso incompatibili con le esigenze dei pazienti. Come riportato da Today.it, il problema è diffuso in tutto il Paese: secondo un report della Fondazione Gimbe, un italiano su due si vede costretto a rivolgersi alla sanità privata o a cercare cure fuori regione.
Indignazione e rabbia: “Chi ci tutela?”
“Sono schifato. La politica non fa nulla, solo promesse e campagne elettorali” afferma con rabbia Vernile. “Noi lavoratori dell’ex Ilva siamo esposti a sostanze cancerogene. Chissà se tra due anni sarò ancora vivo”.
Un’accusa diretta al sistema sanitario e alle istituzioni, che sembrano incapaci di garantire un diritto fondamentale come la salute. Questa è la realtà della Puglia e, più in generale, del sistema sanitario italiano: lunghe attese, pochi fondi e un numero crescente di cittadini costretti a cercare soluzioni alternative.
Quanti altri dovranno affrontare la stessa ingiustizia prima che qualcosa cambi?