È quanto sostiene il procuratore generale di Cassazione Pietro Gaeta, nel corso di un intervento davanti alle Sezioni Unite della Suprema Corte.
Il magistrato ha chiesto di confermare la sentenza della Corte d’Appello di Milano che ha condannato alcuni esponenti di un movimento di estrema destra, autori del saluto fascista durante una commemorazione.
Le Sezioni Unite della Cassazione sono state chiamate ad affrontare la questione dopo che la prima sezione penale ha trasmesso, nel settembre 2023, atti al fine di sciogliere un nodo interpretativo sul saluto romano.
Il rappresentante della procura generale della Suprema Corte ha sottolineato che il caso di Acca Larentia “con 5mila persone è una cosa diversa rispetto a quattro nostalgici che si vedono davanti a una lapide di un cimitero di provincia e uno di loro alza il braccio. Bisogna distinguere la finalità commemorativa con il potenziale pericolo per l’ordine pubblico”.
“La nostra democrazia giudiziaria è forte e sa distinguere”, ha aggiunto Gaeta.
“È ovvio che il saluto fascista sia una offesa alla sensibilità individuale”, ma diventa reato “quando realizza un pericolo concreto per l’ordine pubblico. Non possiamo avere sentenze a macchia di leopardo in cui lo stesso gruppo viene assolto da un tribunale e condannato da un altro”.
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